Corona Virus, fase 2: Ora tocca a noi.

Come ormai tutti sappiamo dal 4 maggio è iniziata la cosiddetta “fase 2” della nostra opposizione alla pandemia dovuta al coronavirus. I ristoratori chi più, chi meno, si sono cimentati nel servizio ad asporto, in verità più per sgranchirsi le ossa e non farsi dimenticare dalla clientela che per il reale scopo di lucro. Per il primo giugno è programmata la riapertura di tutti gli esercizi della categoria, sappiamo che ci saranno limitazioni non ancora del tutto chiare e dovranno essere adottati degli accorgimenti che permetteranno ai consumatori di usufruire del servizio in totale sicurezza. Ovviamente la salute del consumatore da quando è nata la ristorazione in Italia viene sempre al primo posto, questo non toglie che le future norme saranno certamente molto restrittive riguardo al rispetto degli spazi e all’assembramento, negherebbero quindi la sopravvivenza alla maggior parte degli esercizi di questa categoria. L’Italia ha una tradizione storica ristorativa di piccola taglia, penso ai baretti in cui amiamo prendere il caffè al mattino, ai lounge bar dove ci piace assaporare cocktails super colorati nelle notti estive, alle piccole osterie e trattorie che hanno più di 100 anni, nelle quali siamo lieti di sederci gomito a gomito con degli sconosciuti pur di assaporare la cucina e l’atmosfera di quei piccoli amabili posticini. Siamo consapevoli che le regole che verranno applicate sono giuste e saranno per il bene di tutta la comunità, tuttavia è una certezza che questi meravigliosi luoghi che incarnano a pieno la nostra cultura svaniranno nel nulla se non riceveranno aiuti economici e sgravi fiscali, la redazione di italyfoodandbeverage.it spera per il bene di milioni di lavoratori del settore e per il bene e la salvaguardia della cultura italiana che lo stato sia presente d’ora in poi e sorregga questo bagaglio culturale che non può sparire nel nulla dopo una così lunga tradizione.

Ora tocca a noi!

Certo è che non siamo una categoria abituata a piangerci addosso e i progetti per uscire da questo brutto momento ci sono e sono a nostro parere applicabili. Le proposte di Genova e Milano sembrano al momento le più interessanti. Il sindaco di Genova Marco Bucci ha proposto ha proposto l’apertura di “sagre urbane”, cioè destinare alcune aree pubbliche come le piazze cittadine al servizio dei ristoranti così che possano eseguire il servizio allo stesso modo ma nei termini del nuovo sistema di sicurezza sanitario. Si chiama invece “Milano 2020” la strategia di adattamento proposta da Palazzo Marino che prevede un limite di velocità di 30 Km/h in tutta la città, la sostituzione dei parcheggi dove verranno applicati plateatici a costo zero e la fruizione delle aree cittadine, come ha detto l’assessore al Commercio, Cristina Tajani. “Vorremmo abilitarli a una diversa fruizione da parte dei cittadini, anche valorizzando lo spazio pubblico, quindi anche utilizzando il plateatico, lo spazio della strada, per avere all’aperto dei posti a sedere”. Dobbiamo a nostro parere andare in questo senso e trovare nuovi modelli di consumo applicabili in questo sfortunato momento. È chiaro che saranno dei mesi difficili ma non possiamo mollare e darla vinta a questo male.